PAGINA AGGIORNATA AL 9 luglio 2010

 

NOTIZIE IN BREVE

Ha 32 anni ed è in attesa di conseguire la laurea in Filosofia. Vive ancora con la mamma, a Trento, e ogni tanto svolge qualche lavoretto. Il padre, separato, aveva smesso da qualche anno di versare per lei i 350 euro al mese stabiliti dal giudice al momento della separazione, ritenendo ingiusto quel mantenimento così prolungato. Ma ha commesso l’errore di molti padri separati: quello di sospendere l’assegno senza prima chiedere al giudice una modifica dei provvedimenti. Così quando, due anni fa, la figlia si è rivolta ad un avvocato, il padre si è visto obbligare non solo a riprendere i pagamenti, ma anche a pagare gli arretrati, corrispondenti a 12 mila euro. In realtà ciò che colpisce non è tanto la condanna agli arretrati (formalmente dovuti), quanto che le regole procedurali non abbiano permesso al giudice, nella sua discrezionalità, di fare cessare contestualmente l’obbligo per il futuro. Se vorrà ottenere giustizia il padre in questione dovrà fare ricorso e chiedere la variazione delle condizioni della sentenza di divorzio.

Il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati e nell’80% dei casi “si tratta di padri separati, obbligati a mantenere moglie e figli e a non avere più risorse per sopravvivere”. Lo afferma un comunicato dell’AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani) che aggiunge: “Molti di questi dormono in auto e i più fortunati (circa 500mila) sono tornati ad essere ospiti delle loro famiglie d’origine”.

Due anni fa aveva accusato il padre di abusi sessuali, ora davanti ai giudici sbigottiti una ragazza di 20 anni ha ritrattato, affermando di essersi inventata tutto perché si sentiva “trascurata”. Alla fine della ritrattazione la figlia, piangendo, è corsa ad abbracciare il genitore. I giudici hanno rinviato l’udienza per ascoltare come testimoni gli assistenti sociali che hanno seguito il caso in questi due anni.

L’omosessualità dei genitori non è causa di disagio per i figli. Lo ha ritenuto il Tribunale per i minorenni di Milano sentenziando in merito alla separazione di una coppia di donne che hanno convissuto per nove anni ed hanno due figli, di otto e dieci anni, avuti da una delle due con inseminazione artificiale. Quella delle donne che non è madre biologica aveva presentato ricorso chiedendo l’affidamento condiviso e la regolarizzazione del diritto di visita. Il ricorso era stato però rigettato per “difetto di legittimazione” ed era stato avviato un procedimento a tutela dei due bambini. Fra l’altro, i giudici volevano accertare le conseguenze di un inserimento “in un contesto caratterizzato da una potenziale confusione di ruoli”. Ma dopo l’istruttoria, il Tribunale ha archiviato il caso, affermando che i bimbi sono stati allevati “in uno schema tipicamente familiare”, che la madre biologica è idonea a svolgere il proprio ruolo genitoriale a prescindere dalla sua omosessualità e che l’interruzione dei rapporti con la ex compagna della mamma non ha causato pregiudizi nei due bambini. La madre biologica ha ora una nuova compagna e i figli conoscono il padre biologico, che vive con un uomo.

Non ci mancava che questo! Neonati finti, figli artificiali per adulti (non bambole per giocare), da coccolare, “viziare” e magari – se si ha abbastanza coraggio – da portare in giro. Pare che a Roma, nel Natale scorso, se ne siano venduti un buon numero (altri li acquistano su Internet). Costruiti con speciali materiali e particolari trattamenti che riproducono la pelle di un neonato in tutti i suoi dettagli, hanno capelli e ciglia vere. Secondo un servizio ANSA, gli acquirenti sono spesso persone che non possono avere figli, o i cui figli sono scomparsi. In qualche caso il “genitore” chiede che sia riprodotto il sembiante del proprio figli da piccolo. E chi compra non usa il termine “acquistare”, preferisce quello “adottare”.

Era stato sposato per 30 mesi e non aveva avuto figli, poi si era separato e il Tribunale aveva stabilito un assegno di mantenimento per la moglie di 500 euro mensili. Quando l’uomo – un medico pugliese – ha presentato l’istanza di divorzio ha scoperto che la moglie, che nel frattempo si era trasferita a Roma e viveva con un altro medico benestante, stava per avere una figlia, che è nata a una settimana di distanza dal deposito della istanza divorzile. A questo punto ha chiesto di non versare più l’assegno, ma la Cassazione (sentenza 1096) gli ha dato torto, ricordando che solo gli elementi nuovi sopravvenuti dopo il divorzio – per esempio una nuova rendita – possono essere presi in considerazione per una eventuale revisione e non era il caso né della nuova relazione né della nascita. Invano il marito ha sostenuto che lui non poteva sapere i fatti privati della donna. Non è servito neppure il fatto che l’uomo si sia sposato nuovamente ed abbia avuto due bambini.

Emma Bonino, vicepresidente del Senato, approva l’idea del congedo parentale obbligatorio anche per i maschi, che in Spagna “sta dando ottimi frutti anche sul versante culturale”. “Quando un uomo è a casa da solo alle prese con un neonato” – ha detto Bonino durante un seminario sulle disparità di genere – “arriva a capire un sacco di cose e non si stupisce più del fatto che le donne arrivano la sera a casa distrutte”.

Novità per i papà britannici. Dall’aprile di quest’anno essi hanno diritto a sei mesi di permesso di paternità: di questi, tre sono coperti dal sussidio del Governo, gli altri sono a titolo volontario. Rimane inalterata, per i padri, la possibilità di usufruire di due settimane libere subito dopo il parto della compagna. Così come rimangono i nove mesi di permessi maternità per la madre. Ora però, al termine dei primi sei mesi l’uomo potrà sostituire la madre per i restanti tre mesi o, se vogliono, per sei mesi. I primi tre mesi saranno retribuiti con circa 530 sterline al mese. Negli altri tre – non retribuiti – è garantita la conservazione del posto di lavoro. La norma è giunta dopo un lungo braccio di ferro tra il ministro per le Pari Opportunità, Harriet Harman, e il ministro delle Attività Produttive, Peter Mandelson.

Quando si hanno figli si diviene più simili ai propri genitori. Lo sostiene un ampio studio dell’Università di Utrecht, in Olanda, secondo il quale dopo un iniziale periodo di allontanamento dai genitori all’inizio di una relazione, i figli si riavvicinano poi a mamma e papà quando hanno figli propri. Non è solo un riavvicinamento fisico, quando i nonni contribuiscono ad accudire i nipotini, ma un riavvicinamento psicologico e mentale: a quanto pare diventare genitori porta i figli a vedere le cose in maniera più simile a quella dei propri padre e madre, anche se in precedenza ne avevano messo in discussione i metodi educativi.

 

          gr_bar

Istituto di Studi sulla Paternità - Via Giovanni Ansaldo, 9 - 00154 ROMA - Tel. e fax: 065139144